I disegni del Palladio
Maria Elisa Avagnina
Direttrice Musei Civici di Vicenza
Maria Elisa Avagnina
Direttrice Musei Civici di Vicenza
Nel donare, nel dicembre 1838, al Museo di Vicenza gli autografi
palladiani da lui posseduti, il giureconsulto e collezionista veronese Gaetano
Pinali si preoccupava, come egli stesso scrive, che “il viaggiatore
istruito e lo studioso d’Architettura“, in visita a Vicenza sulle
tracce di Palladio, potessero avere l’opportunità immediata di
essere messi a parte “di sì cospicua curiosità, dell’ispe- zione
cioè degli studii originali di mano del riputatissimo architetto”.
Il gesto generoso, informato a sensibilità civile e illuminata cultura, affidava alla custodia di un’istituzione pubblica il prezioso“tesoretto dell’arte architettonica”, sottraendolo alla diaspora toccata in sorte alla parte più consistente dei disegni del grande architetto, emigrati in circostanze diverse in Inghilterra, e trattenendolo per fortunato destino nel suo orizzonte d’origine, in terra veneta.
La sollecitudine didattica che animava il colto mecenate ben si sintonizza con la propensione didascalica edivulgativa che contraddistingue l’opera di Palladio e che si esprime a pieno nella sua notissima attività editoriale, confermandone il carattere di eccezionale comunicatore.
Costituito da 33 fogli, 17 dei quali raffigurati anche sul verso, per un totale di 50 disegni, il corpus pinaliano, custodito dal momento della donazione presso il Gabinetto dei Disegni e Stampe di Palazzo Chiericati, rappresenta un significativo specimen dell’intensa attività
Il gesto generoso, informato a sensibilità civile e illuminata cultura, affidava alla custodia di un’istituzione pubblica il prezioso“tesoretto dell’arte architettonica”, sottraendolo alla diaspora toccata in sorte alla parte più consistente dei disegni del grande architetto, emigrati in circostanze diverse in Inghilterra, e trattenendolo per fortunato destino nel suo orizzonte d’origine, in terra veneta.
La sollecitudine didattica che animava il colto mecenate ben si sintonizza con la propensione didascalica edivulgativa che contraddistingue l’opera di Palladio e che si esprime a pieno nella sua notissima attività editoriale, confermandone il carattere di eccezionale comunicatore.
Costituito da 33 fogli, 17 dei quali raffigurati anche sul verso, per un totale di 50 disegni, il corpus pinaliano, custodito dal momento della donazione presso il Gabinetto dei Disegni e Stampe di Palazzo Chiericati, rappresenta un significativo specimen dell’intensa attività
grafica di Palladio:
dai rilievi tratti dallo studio di antichità classiche direttamente osservate e “minutissimamente con somma diligenza”
misurate, come recita il prologo dei Quattro Libri, ai disegni dell’antico
copiati da originali altrui, arricchititi di personali notazioni; dalla
restituzione critica di monumenti perduti alla preziosa serie di “disegni
di presentazione” relativi a importanti opere veneziane, colti nella
redazione definitiva per essere presentati ai committenti, come lo splendido
foglio della controfacciata della chiesa di San Francesco della Vigna, riprodotto
nel testo.
Dall’imperterrita, devota rivisitazione delle vestigia classiche, Palladio trae il repertorio di forme, il canone dei rapporti proporzionali, l’eleganza dei dettagli che alimentano i suoi progetti e che i suoi libri divulgheranno presso i contemporanei e i posteri lungo i secoli a venire.
L’onda lunga della lezione palladiana, la straordinaria vitalità e attualità del suo messaggio sono confermati dall’esperienza che questo catalogo presenta, in cui un consorzio di operatori del marmo della valle del Chiampo - “colleghi” quindi di Palladio nel suo esordio di scalpellino e come lui profondi conoscitori dei materiali -, sollecitati dalle rielaborazioni operate da un sensibile designer sugli incunaboli palladiani, ripropongono creazioni originali di forme nuove ed antiche ad un tempo, che soddisfano insieme principi di estetica e di funzionalità; con ciò incarnando lo spirito più autentico e fecondo dell’eredità del grande architetto.
Dall’imperterrita, devota rivisitazione delle vestigia classiche, Palladio trae il repertorio di forme, il canone dei rapporti proporzionali, l’eleganza dei dettagli che alimentano i suoi progetti e che i suoi libri divulgheranno presso i contemporanei e i posteri lungo i secoli a venire.
L’onda lunga della lezione palladiana, la straordinaria vitalità e attualità del suo messaggio sono confermati dall’esperienza che questo catalogo presenta, in cui un consorzio di operatori del marmo della valle del Chiampo - “colleghi” quindi di Palladio nel suo esordio di scalpellino e come lui profondi conoscitori dei materiali -, sollecitati dalle rielaborazioni operate da un sensibile designer sugli incunaboli palladiani, ripropongono creazioni originali di forme nuove ed antiche ad un tempo, che soddisfano insieme principi di estetica e di funzionalità; con ciò incarnando lo spirito più autentico e fecondo dell’eredità del grande architetto.
