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Il design litico
Alfonso Acocella
Professore Ordinario presso la Facoltà di Architettura di Ferrara
Palladio e il design litico, oltre l’industrial design
To design significa – come precisa Vilém Flusser in Filosofia del design – “architettare qualcosa”, “simulare”, “ideare”, “abbozzare”, “organizzare”, “agire in modo strategico”. E « il design – citando sempre il filosofo praghese – rappresenta il punto in cui convergono grandi idee che, derivando dall’arte, dalla scienza e dall’economia, si sono arricchite e sovrapposte l’una con l’altra.» Ecco allora che la mostra Palladio e il design litico, ideata e curata da Raffaello Galiotto, si offre come occasione felice e propizia, sia per approfondire una più ampia e libera concezione del design, sia per ricollegarsi ad uno dei poli del vasto palinsesto storico nazionale fatto di stratificazioni, di esperienze visive e di cultura materiale. Nel caso specifico, l’aggancio al patrimonio identitario del territorio vicentino e alla tradizione degli oggetti in marmo e pietre ornamentali pre-industriali passa attraverso la conoscenza e la rilettura-interpretazione di alcune opere alla scala di elementi d’arredo fisso di Andrea Palladio; il primo e più grande architetto globale che ha influenzato i più vasti orizzonti: dall’Inghilterra all’America, dalla Francia alla Russia. Una iniziativa ideale quella del Consorzio Marmisti Chiampo, per riconnettere il design contemporaneo al grande filone degli oggetti marmorizzati storici.“Raffaello Galiotto ha lavorato per questa specifica esperienza con coraggio e strategia creativa inconsueta, portandosi fuori dalla logica convenzionale (e in qualche modo stereotipata)
dell’industrial design, assumendo come target della sua visione un pubblico ideale di amanti del “bello lussuoso” dal sapore classicheggiante; allo stesso tempo ha fissato in alcune opere-prototipo un’intonazione formale inedita che slarga anche verso orizzonti affatto storicizzati il concept progettuale generale. Il comune denominatore di tutti i prototipi realizzati da Galiotto è rappresentato dall’intensità ed esuberanza del lavoro creativo indirizzato alla prefigurazione di elementi d’arredo o di design di superficie, dai caratteri morfologici, materici ed estetici, fortemente vibranti quasi si trattasse di pezzi di designart. Nei prototipi in mostra è evidente come la creatività e la sperimentazione formale appaiono fattori fondamentali, forse ancor più importanti del valore funzionale e d’uso delle opere stesse. Alcuni degli oggetti esposti rappresentano interessanti esempi di innovazione morfologica, enfatizzati dalla fortissima componente estetica, collocando il lavoro di Galiotto ai confini fra arte, design, architettura nella ricerca di nuovi spunti e forme per il design litico. È fortemente rimarcato il senso formale, materico, tridimensionalmente espanso di un design litico che interpreta potentemente la monoliticità e la varietas colorico-segnica di marmi, pietre, graniti; tali caratteri riteniamo che sostituiscano il vero ponte concettuale rispetto al punto di partenza, allo statuto delle opere di Andrea Palladio. Non sottovalutato – anzi tutt’altro – l’aspetto del trasferimento dei concetti (la realtà ideale) verso gli oggetti materici (la realtà fisica)                                                                                           segue >>
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