Palladio: da tagliapietre ad architetto
Amalia Sartori
Presidente Comitato Nazionale “Palladio 500”
Amalia Sartori
Presidente Comitato Nazionale “Palladio 500”

È particolarmente significativo che, in occasione delle
cele- brazioni per il quinto centenario della nascita di Andrea Palladio,
una importante realtà produttiva del vicentino abbia voluto ricordare il grande
architetto con una mostra dedicata al design lapideo che rilegge in chiave
contempo- ranea opere palladiane. Da cinque secoli Palladio è il punto di
riferimento per i progettisti di tutto il mondo, e la sua fama è legata alla
realizzazione di palazzi, ville e chiese, ma non possiamo certo dimenticare
che a soli tredici anni il giovane Andrea ha mosso i suoi primi passi come
tagliapietra, prima nella bottega padovana di Bartolomeo Cavazza e poi in
quella vicentina di Giacomo da Porlezza e Girolamo Pittoni, i “compagni di
Pedemuro”. Per tutta la propria vita Palladio non interruppe mai il rapporto
con le proprie origini, curando personalmente la progettazione delle parti
in pietra inserite nei suoi edifici, dalle basi ai capitelli, dalle cornici
di porte e finestre a lavamani e camini. Per questa ragione l’iniziativa del
Consorzio Marmisti di Chiampo si inserisce nella sempre viva interazione tra
il mondo dell’architettura e dell’artigianato, che da cinquecento anni caratterizza
il nostro territorio come luogo di produzioni di gran livello tecnico e artistico.
Lo splendido camino presente nella sala della Pace in palazzo Barbaran da
Porto a Vicenza e il lavamani nel refettorio di San Giorgio a Venezia, rivisitati
con la sensibilità del
nostro presente, ci consentono di comprendere quanto viva e vitale possa essere ancora oggi la lezione palladiana.
Credo che iniziative di questo genere siano particolarmente significative.
Esse dimostrano come le celebrazioni per il quinto centenario della nascita del grande architetto debbano essere espressione del legittimo orgoglio di un territorio che ha visto operare uno dei protagonisti della cultura mondiale, ma anche occasione di ribadire le radici di eccellenza su cui valorizzare il nostro operare contemporaneo.
